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Vaccinazioni coatte, un possibile pericolo per la sopravvivenza della specie umana

 

Come ho scritto nell’articolo sui vaccini, al di là del fondamentale ruolo storico che tale pratica ha rivestito per l’intelligenza dei meccanismi immunologici, il suo effettivo valore nella protezione della salute degli esseri umani è ancora tutto da chiarire. Non è facile, perché – come per ogni altro aspetto della nostra fisiologia – non sappiamo abbastanza per arrivare a conclusioni plausibili. Ogni azione terapeutica messa in campo dalla Medicina istituzionale implica margini di rischio per chi ne è oggetto. In effetti, una delle maggiori responsabilità del medico che la propone è proprio la valutazione del rapporto potenziali vantaggi-potenziali danni del trattamento, aspetto fondamentale del nostro agire. Trattandosi di fare un pronostico, i margini di incertezza sono ampi, e le risorse principali di una decisione oculata sono l’esperienza del clinico e le informazioni disponibili. Il primo punto è quello più ovvio: se l’hai già fatto, anche più di una volta, puoi farti un’idea dell’effetto che ci si può aspettare. Per quanto vasta, l’esperienza di un singolo operatore non potrà tuttavia consentire una stima adeguata delle possibili conseguenze della cura. Si tratta quindi, necessariamente, di fare riferimento alle esperienze degli altri, su problemi analoghi. Bisogna attingere ai dati riportati sullo specifico argomento. Non parliamo di telefonare a un collega e chiedergli degli effetti riscontrati sui suoi pazienti (cosa peraltro legittima e utile). Parliamo dei grandi numeri, di quel che si è osservato in centinaia e migliaia di casi simili, in ogni luogo del mondo dove si è applicata quella terapia. Parliamo di uno degli aspetti critici del mondo in cui viviamo, parliamo di informazione. Chi possiede un minimo di consapevolezza dei meccanismi che regolano le comunità umane sa perfettamente che tutto quello che viene offerto alla gente con l’etichetta di “informazione” non ha niente a che vedere coll’idea di conoscenza, come sembrerebbe naturale credere. L’informazione è solo e esclusivamente uno strumento del potere, il più efficace nel controllo e manipolazione delle menti delle masse, non a caso comunemente definito come quarto e quinto potere. Quella consapevolezza autorizza a considerare ogni notizia proveniente dagli organi istituzionalmente preposti a darle come sicura menzogna, con rare eccezioni, comunque non riconoscibili come tali nel trend complessivo. Si tratta purtroppo di un grado di coscienza che è appannaggio di pochissimi. La massa guarda i telegiornali con totale candore, senza nutrire alcun dubbio. Il condizionamento del nostro pensiero inizia fin dalla nascita, con i potenti strumenti della scuola, della tv, oggi anche di Internet. L’educazione è un lavoro a togliere, non a dare. Con la scusa di mostrarci cos’è il mondo, il potere fa di tutto per privarci delle più preziose risorse naturali, lo spirito critico, l’attitudine a percepire la realtà così come davvero si realizza. Il risultato è una massa di schiavi ipnotizzati, moltitudini di ebeti che ripetono i rituali stereotipati di modelli di vita che niente hanno a che vedere con ciò che realmente siamo. Viviamo in Matrix, all’interno di un’immagine del mondo del tutto fittizia. E mentre ci culliamo nell’illusione che chi ci comanda persegua il progresso e il bene di noi tutti, il potere fa continui passi avanti per raggiungere i suoi scopi: un controllo assoluto delle azioni di ogni essere umano, con l’opzione di eliminare tutti gli schiavi che non gli servono, nel modo più semplice e senza alcun rischio. Quella delle vaccinazioni subite senza sospetto può costituire una tappa essenziale nel raggiungimento di tale obiettivo. La mia esperienza professionale e della vita mi porta facilmente a delineare uno scenario corente con le ultime tendenze della storia, incarnate da fatti fondamentali come l’undici settembre, che ha dato ai burattinai la riprova di poter far bere alla gente le più grandi baggianate, senza dover temere reazioni significative. Sino ad ora, per poter ripulire il mondo dalle masse in eccesso era necessario il pretesto delle guerre, e l’onere di doverli ammazzare uno per uno. Gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, di cui non sappiamo assolutamente nulla, dovendoci esclusivamente limitare a ragionevoli ipotesi, sulla base di indizi emersi qua e là, possiamo immaginare rappresentino un salto di qualità nella direzione dello sterminio facilitato. Parliamo di nanotecnologie, della possibilità di realizzare dispositivi efficienti di ridottissime dimensioni, tali da poter essere inseriti negli organismi viventi in modo insensibile. Un segnale importante in questo senso è offerto dalla c.d. Sindrome di morgellons, fenomeno di cui si è parlato (poco) qualche anno fa, e che a mio avviso ha un contenuto estremamente inquietante. Si tratta di strutture filamentose in grado di moltiplicarsi nel corpo umano, dando luogo a un disturbo, manifestantesi a carico della pelle, caratterizzato da sintomi estremamente fastidiosi, e dall’emergenza spontanea dei filamenti in ogni parte della superficie cutanea. Analisi effettuate su questi elementi avrebbero fornito dati allarmanti. Si tratterebbe, in sostanza, del primo caso di un dispositivo artificiale capace di interagire colla materia biologica, per dar luogo a strutture miste, comandate dalla testa dell’organulo, consistente in una nanomacchina con funzione autonoma. Tale riscontro apre, per chi sa coglierne le implicazioni, scenari agghiaccianti: un vero e proprio attentato tecnologico alla vita, così come noi la conosciamo. I morgellons sono stati messi in relazione alle sostanze, affatto misteriose, liberate nei chemtrails, le scie chimiche, su cui da anni si dibatte, e sulla cui natura e scopi nessuno ha mai fatto chiarezza. Secondo questa lettura, la malattia potrebbe rappresentare un danno collaterale, non previsto, di strumenti creati per tutt’altri fini (qui un interessante articolo pubblicato qualche anno fa sull’argomento). I soloni dell’informazione “alternativa” sono impegnati in dottissimi dibattiti sulla malvagità di BigPharma e sui pericoli importati dai vaccini. Mentre i tali si arrabbiano e si scandalizzano delle angherie del potere, io vedo la faccenda in questi termini: se le corporations hanno attivato con tanto vigore i loro servi delle istituzioni, per far accettare l’obbligatorietà del trattamento per tutti i bambini, l’obiettivo non è quello di creare una popolazione piena di malati da vaccino. Questo mi sembra un aspetto marginale, che non giustificherebbe tanto impegno e l’onere di una crescente impopolarità. La vera posta in gioco, il vero scopo è a mio avviso un altro. La cosa che interessa realmente ai manovratori dell’iniziativa è soltanto la via, la modalità di somministrazione. Il nostro organismo ha protezioni naturali efficientissime. Ad esempio, introdurre un nanodispositivo per via orale sarebbe problematico, in quanto difficilmente resisterebbe all’esposizione all’ambiente acido dello stomaco, e relativamente pochi soggetti (magari tra quelli trattati cronicamente coi diabolici, perniciosi gastroprotettori) lo assimilerebbero ancora integro. Anche la via inalatoria, in forma di aerosol, seppure in teoria più valida allo scopo, darebbe risultati incerti, sia per la scarsa possibilità di una dispersione omogenea delle particelle (ammesso che ne siano realizzabili con le caratteristiche fisiche adeguate), sia perché anche l’apparato respiratorio ha i suoi meccanismi di difesa. La somministrazione parenterale, con una semplice puntura intramuscolare, è invece perfetta per l’obiettivo prefigurato: un percorso senza ostacoli dritto al torrente circolatorio. L’obbligo legale della vaccinazione consentirebbe agli interessati di disporre di una strada garantita, con cui introdurre nell’organismo di tutti i bambini le nanomacchine e i nanochip utili ai loro fini. Che potrebbero presumibilmente essere, nell’arco di poche generazioni, il controllo totale delle azioni di tutti gli esseri umani, con l’eventuale opzione di ucciderli con la semplice pressione di un tasto. Non possiamo sapere se allo stato esistano già tecnologie in grado di realizzare scenari del genere. Ma questa è la più verosimile tendenza. Saremo capaci di difenderci?


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