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Rischi ambientali

Sebbene sia difficile immaginare un luogo più ospitale per la nostra specie del pianeta Terra, anche quando questo era allo stato naturale i pericoli per la sopravvivenza non mancavano. Conservare la vita è una sfida quotidiana per qualunque organismo biologico. Ma, fin qui, siamo all’interno del disegno della natura, e non vi sono anomalie. I pericoli ambientali di cui merita parlare sono quelli creati dall’uomo, come conseguenza delle profonde – si spera non irreversibili – alterazioni che è stato capace di produrre nella biosfera. Il problema, dovendosi difendere, è che chi devasta l’ambiente tende a non pubblicizzare la cosa. Di conseguenza le informazioni disponibili sono parziali e frammentarie, ed è impossibile farsi un’idea realistica della natura e dell’entità dei rischi. Bisogna andare a braccio, cercando di cogliere ogni indizio che possa darci un brandello di verità. Per quel poco che sappiamo, le insidie ambientali più importanti per l’uomo sono di natura sia fisica che chimica. Attengono alla prima fattispecie le radiazioni elettromagnetiche, alla seconda gli effetti dell’uso di combustibili fossili e radioattivi, gli OGM, i prodotti e le scorie dell’industria chimica (farmaci e diagnostici compresi), i chemtrails. Vista la diffusione globale delle sostanze inquinanti, evitarle è impossibile. Si tratta di averne nozione, e conviverci nel modo più indolore. Se vogliono avere un futuro, gli esseri umani devono togliere la testa dalla sabbia, impegnarsi – ognuno in prima persona, al meglio delle sue capacità – per contrastare una dinamica che altrimenti toglierà presto la salute, e la vita, a tutti. I responsabili del disastro sono gli stessi che controllano i mezzi d’informazione. Non aspettiamo che la verità ce la dicano i telegiornali: non accade, e non accadrà mai. Essendo solo un medico, non ho né la competenza, né la pretesa di trattare esaurientemente l’argomento ambiente. Mi limito perciò a qualche consiglio, come d’intento basato su buon senso e esperienza.

Non esistono dati precisi sui danni che le radiazioni elettromagnetiche possono creare ai sistemi biologici. E’ fuor di dubbio che l’esposizione oltre certi limiti è altamente nociva. I limti minimi sicuri non sono definiti, anche perché variano secondo la suscettibilità individuale. La scarsità di informazione suggerisce la maggior prudenza possibile. Dunque: i telefonini accesi dovrebbero stare a non meno di 40 cm dal corpo. Portandoli addosso conviene spegnerli. Per parlare, vivavoce o auricolare col filo (quello bluetooth fa cessare lo scopo). In casa, meglio usare il telefono col filo. Se proprio dev’essere cordless, tassativamente col vivavoce. Il computer è meglio connetterlo col cavo LAN. Se è indispensabile attivare il wi-fi, perché ci sono duecento smartphone da saziare, tenere almeno il router distante dalle persone, e spegnerlo di notte. Mai avvicinarsi troppo al microonde quando in funzione. Il bluetooth dell’auto è meglio del cellulare all’orecchio. Se un gestore di telefonia mobile vi offre bei soldi per piazzarvi un ripetitore sul tetto di casa, la risposta è: “no, grazie”. Evitate di vivere vicino a radiotrasmettitori, tralicci dell’alta tensione, radar di aeroporti. Il criterio è che l’intensità del campo magnetico decresce secondo il quadrato della distanza, per cui ci si può suppergiù regolare. Se ci si accorge di essere specialmente sensibili a questo tipo di stimoli, ci si devono dare principii rigorosi in proporzione. Esistono altre fonti rilevanti di radiazioni elettromagnetiche, inquietanti perché non ne sappiamo nulla, tipo quelle dei sistemi HAARP e MUOS. Per ora possiamo solo sperare che li tengano spenti.

Difendersi dai rischi chimici è in qualche modo più complicato, perché riguardano sostanze con cui necessariamente il nostro organismo entra in contatto, attraverso respiro, pelle e mucose. L’inquinamento di aria, acqua e commestibili, ovunque nel pianeta, è un dato incontestabile. Si tratta di vedere fin dove le difese di cui la natura ci ha ampiamente dotato possano neutralizzare i veleni. Riguardo a questo genere di rischi, ognuno può nel suo piccolo fare qualcosa per non peggiorare troppo la situazione. Si tratta di riflettere e riconoscersi responsabili di quello che si fa. Quando teniamo acceso il motore dell’auto più del necessario, o la usiamo per spostamenti che potremmo fare a piedi o con trasporti collettivi, quando accendiamo il condizionatore d’aria (dannoso il suo e quasi mai indispensabile), o le luci di casa dove non servono a nessuno, dovremmo pensare che non ci conviene, che stiamo danneggiando noi stessi e tutti gli altri. Per non avvelenarci troppo, l’acqua del rubinetto – salvo casi particolari – è decisamente preferibile a quella in bottiglia, i cibi freschi, stagionali e di origine locale sono meglio di quelli conservati e della grande distribuzione. Oltre che dai rifiuti tossici, i terreni sono – globalmente – alterati dalla ricaduta dei metalli pesanti e di chissà cos’altro sparsi continuamente nell’aria dai famigerati chemtrails. Finché non la smettono, anche su questo non c’è difesa. In ogni modo, a parte le implicazioni etiche, carne e pesce sono più pericolosi dei vegetali consumati direttamente (evitando, quando si può sapere, gli OGM), visti gli abominii delle tecniche di allevamento e la pattumiera in cui l’uomo ha trasformato i mari. Farmaci e esami diagnostici inutili (oltre il 99 % di quelli prescritti), oltre al danno individuale, inquinano la loro parte. Esistono in rete ampi ragguagli su queste problematiche. A patto di non cercarli nei siti istituzionali e degli organi di (dis)informazione di massa.


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