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Il peso del pensiero

 

Quando concordo con un paziente un percorso terapeutico, sottolineo sempre il concetto che – qualunque siano la malattia e la strada che si decida di intraprendere per superarla – la prima cosa che va curata è comunque la testa. Non s’intende che debba recarsi da un parrucchiere di grido, perché gli confezioni un’acconciatura mozzafiato: parlo – ovviamente – di idee. Ogni cura inizia da un progetto. Quello prodotto dalla maggioranza dei malati consiste nel delegarne la realizzazione e la responsabilità all’esperto di turno, nella speranza di poter guarire semplicemente eseguendo con più o meno scrupolo quanto da quello disposto. E’ una pura illusione, perché la salute non è delegabile, e ognuno risponde della propria, senza alibi o filtri. Perciò, se si vuole ottenere qualcosa di buono, si deve entrare nel problema e costruirsene una visione realistica. Questa preliminare attività di intelligenza ha un peso determinante per l’esito finale della terapia. Si potrebbe anzi dire che la guarigione dipenda completamente dall’idea che ci si è fatti della malattia. Non c’è nulla di strano in questo. Siamo naturalmente portati a guarire, ed è quello che di norma accade, non appena le cause del disturbo regrediscano o si attenuino. L’ostacolo maggiore a tale processo naturale è costituito proprio dall’attitudine mentale che possiamo assumere su quanto ci accade, con ogni implicazione razionale e soprattutto emotiva che questo sottende. In primo luogo la paura, presente d’istinto, e alimentata oltre misura da pregiudizi e terrorismo, flagello ubiquitario del mondo del mercato. Può essere una barriera insormontabile, e precludere qualunque possibilità di una soluzione positiva. Va rimossa, e solo la ragione può farlo. Riuscirci è tutt’altro che facile. Perché la paura ce la portiamo da casa, ce ne creano di ogni genere da che veniamo al mondo, ed è lì che cova, pronta a palesarsi alla minima difficoltà che dobbiamo incontrare. Prendendo per buono quanto ci raccontano, di fronte ad esempio a una diagnosi di cancro non sarà possibile non farsi attanagliare dall’idea di una probabile morte imminente. Non ve ne sarebbe motivo: il cancro è un fenomeno biologico come tanti altri, la sua possibile evoluzione non può essere diversa da quella di ogni altra manifestazione vitale. Se tendiamo naturalmente a guarire dall’influenza, non c’è ragione di credere che lo stesso non debba accadere con qualsiasi disturbo. Ma coltivare questa idea significa ammettere che ci imbottiscono di menzogne, che quella che consideriamo scienza è un bluff, che non possiamo fidarci di chi ci si presenta come esperto autorevole. Che dobbiamo fidarci solo di noi stessi, e di quel Dio che il nostro essere rappresenta. Uscire dall’ipnosi, liberare il pensiero non è facile. Il mercato ci circonda di cattivi consiglieri, e non ci offre alternative al credere a questi. Assegna diplomi, lauree e master, illudendo chi se ne fregia di aver acquisito la vera conoscenza. Un inganno globale, che impedisce ogni speranza di progresso. Ci ammaliamo, ci dicono che non possiamo guarire, e così avviene perché ce ne convincono. La verità è altrove. Ma non sappiamo raggiungerla, perché la mente è plagiata irreversibilmente dal disegno del potere. Al di là di quanto la mia esperienza sia in grado di offrirgli, raccomando sempre ai pazienti di ascoltarsi, di imparare a cogliere i segnali che l’organismo gli manda, di provare soluzioni personali: tra tante, è possibile che ne trovino di valide, e sarà una risorsa per loro e per altri. Quello che impariamo da noi stessi ha un valore speciale, ci arricchisce e ci dà sicurezze dal valore incomparabile. Ci fa scoprire chi possiamo essere, imparando a sfrutttare le potenzialità con cui siamo nati. L’esperienza è la nostra più grande ricchezza. Ma quale scuola si sognerebbe di insegnare agli allievi che noi siamo quello che pensiamo? La verità è strumento di libertà, e non trova posto nella scuola degli schiavi. Le reazioni dell’organismo dipendono al 100 % dal modo in cui interagiamo con l’ambiente che ci circonda, da pensieri e emozioni che la realtà evoca in noi. La malattia è una di queste reazioni: dobbiamo sempre metterla in relazione con le circostanze che ne hanno giustificato la presenza, individuarne le cause ed essere tranquilli solo per esserci riusciti. Accettarla senza alcun timore, perché è lì per aiutarci, non certo per farci del male. Far proprio questo semplice concetto, crederci senza dubbi o riserve, è il modo migliore per mettersi nelle condizioni di superarla, di riprendere a star bene, quando dovrà accadere. A volte faccio ricerche su Google, riguardo certi stati morbosi, anche per vedere come sono indicizzati gli articoli di questo sito. Quello che vedo è desolante: ogni risultato evoca terrore solo nel titolo, e tutti nel complesso alimentano la visione della malattia come un flagello, un’insidia perniciosa che obbliga alla ricerca dei più sofisticati ordigni in grado di combatterla, dove il dubbio di non farcela aleggia inesorabile. “Trovata una nuova arma contro l’epatite B”, “Dalla ricerca dell’Università X una nuova speranza per i malati di cancro”, “Dieci consigli per vincere l’artrite”, “Presto in commercio un vaccino contro i funghi”, e cose del genere. Un fatale scenario di guerra, proclamata come l’unica soluzione possibile. I trucchi del potere sono sempre gli stessi, da che abbiamo memoria. Il divide et impera è tra i più utilizzati, a quanto pare dagli albori della storia. Incredibilmente, la gente ci è sempre cascata, fossero le rivalità tra Atene e Sparta, o i Galli ai tempi di Cesare, o gli infedeli che profanavano la Terra Santa, e poi Guelfi contro Ghibellini, e così via fino ai tempi attuali, dove ancora fanno presa gli odii religiosi, con gli arabi – civiltà rispettabile quanto e più della nostra – additati come fanatici e terroristi, pronti a farsi esplodere per affermare non si sa cosa. Per non dire dei conflitti sociali, che in ogni sistema di convivenza hanno suscitato morti e rancori insensati. Per convincere gli esseri umani a farsi ammazzare, il potere ha creato l’idea di patria, nozione di per sé aberrante e avulsa da ogni logica, imponendola come valore supremo attraverso gli strumenti consueti dell’educazione, scuola in primis. La guerra è sempre una follia. Eppure se ne sono fatte e se ne continuano a fare, grazie a una sorta di assuefazione mentale che impedisce alle masse di ragionarci sopra. E’ follia anche pretendere di far guerra alla malattia, a “germi e batteri” che mettono in pericolo i nostri bambini (mentre le merendine fatte con gli ogm della Monsanto vanno benissimo!). Facciamo strage di microrganismi con gli antibiotici, e poi li riintroduciamo con l’Enterogermina “perché ci fanno bene”. Siamo sicuri che sia proprio sapiens sapiens? L’ignoranza è il vero puntello del potere: la promuove, e fa di tutto perché gli individui non imparino mai a ragionare con la propria testa. A quanto pare, ieri con l’Inquisizione, oggi grazie a tv e Facebook, ci riesce benissimo.


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