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La giornata del nulla

 

Il primo dicembre è proclamato giornata mondiale contro l’AIDS. A parte il fatto che richiamare l’attenzione della gente una volta l’anno, su un problema – qual che sia – che esiste quotidianamente, non ha necessariamente un gran senso, nel caso specifico l’evento ha tutt’altri significati che quelli che ci raccontano. Tanto per cambiare, il primo intento è di ordine commerciale. Non ho dubbi che più di un’istituzione, accreditata dove più dove meno, approfitterà dell’occasione per provare a racimolare denaro, per la ricerca, per gli orfani africani, per le madri afflitte, per i reparti specialistici e per ogni più bieco pretesto. Si sollecita la solidarietà del popolo, per gestire problemi che andrebbero affrontati in tutt’altro modo, dove gli organi pubblici mostrano nei fatti la loro inutilità. Il solito teatrino, dove tutti fingono di impegnarsi a migliorare le cose, e lo scopo ultimo è in realtà di non cambiare nulla. Ma la giornata dell’AIDS ha obiettivi che vanno oltre la mera raccolta di soldi. Quello principale è tener alta l’attenzione collettiva su un fenomeno sociale che non può non generare apprensione, e che – parlando di una malattia – riguarda teoricamente chiunque. A livello di supermarket, i maggiori beneficiari della psicosi del disturbo sono stati i produttori di profilattici. Dopo trent’anni, ancora si vedono spot tv che ne raccomandano l’uso a scopo anti-contagio. Di molti ordini di grandezza maggiore è il giro d’affari in ambito di sanità, soprattutto per la diagnostica e i farmaci. Ma c’è un interesse che fa premio su tutti gli altri. E’ quello dei terroristi, cioè i promotori del terrore, che se ne possono infischiare del giro di soldi, perché quello che hanno da guadagnare ha un valore molto più grande. E’ la paura il maggiore strumento di controllo delle masse, l’arma più efficace del potere. Come chiarito nell’articolo sull’AIDS (che nel caso suggerirei di rileggere), la cosa più sensata che può fare chiunque abbia la ventura di ricevere tale diagnosi è stracciare i referti, dimenticarsi di chi gliel’ha fatta, buttare i farmaci antivirali nella pattumiera, e continuare a occuparsi dei problemi reali che certamente non mancheranno alla sua vita. Quello dell’AIDS è un gigantesco bluff, uno dei tanti con cui ci tengono in catene. Nessuno ha mai dimostrato l’esistenza di uno stato morboso con i tratti attribuiti a questo fenomeno, in barba a metodiche PCR di dosaggio virale e alle sottopopolazioni linfocitarie, cose ben note a quanti sono caduti nella rete dei mistificatori. Propaganda, nient’altro che aria fritta. La verità è da tutt’altra parte. Ma l’abbiamo detto: le parole creano il potere, ed è il pensiero che decide la nostra vita.


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