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Una briciola di saggezza

 

Del tutto casualmente, facendo una ricerca su Google, ho avuto notizia di un nuovo farmaco, proposto per il trattamento dell’artrite reumatoide. Non è un anticorpo monoclonale, di quelli che passano sotto l’etichetta “biologico”, che abbiamo visto essere veleni pericolosissimi. Poi che – in rari casi – ritengo opportuno alimentare la fiducia del paziente con una terapia farmacologica di breve durata, sono andato a meglio vedere di che si tratta. Come al solito, ho esaminato la relazione presentata dal fabbricante all’autorità europea dei farmaci. A quanto sembra, è una molecola che agisce con un meccanismo affatto inedito, rispetto alle sostanze già da tempo in uso. Bloccando in qualche modo un enzima (il rapporto non lo spiega, e forse non lo sanno esattamente neanche loro) inibisce l’attivazione di recettori che avviano la trascrizione di geni coinvolti in fasi critiche dell’immunorisposta, attraverso la produzione di mediatori come interleuchine e interferoni. Apparentemente, sembrerebbe una dinamica meno pericolosa rispetto a quella dei biotecnologici: come vale per ciclosporina, methotrexate e qualche altra molecola che talora prescrivo, potrebbe essere eligibile per l’uso di cui si diceva. La documentazione presentata confermerebbe trattarsi di un prodotto eventualmente proponibile, seppure l’esperienza sia ancora limitata. Rispetto ai letali effetti non di rado causati dagli anticorpi monoclonali (definiti bDMARDs, sigla che sta per “farmaci antireumatici biologici modificanti la malattia”, laddove quelli convenzionali sono i cDMARDs), il potenziale tossico di queste sostanze appare molto più contenuto. Naturalmente – valutando, nel caso, di servirsene – di sicuro non le regalano: una confezione da 28 compresse di Olumiant (meno di un mese di trattamento) costa oltre mille €. Tutto questo precisato, stiamo comunque parlando soltanto di farmaci, veleni per il corpo e per la mente, che di regola vanno evitati, se si vuole proteggere la salute e superare lo stato di malattia. Anche nei casi sia transitoriamente opportuno utilizzarli, non hanno più che un ruolo accessorio. Ne parlo perché, nel rapporto citato, mi ha colpito una considerazione, espressa nel mare di tabelle, formule e descrizioni contenuti in 132 pagine di documento. A proposito della teorica possibilità di utilizzare il prodotto in associazione con un “biologico”, è detto testualmente: “le conseguenze dell’inibizione di molteplici vie dell’immunorisposta possono essere gravi”. Che una valutazione del genere, dettata da un principio generico di prudenza piuttosto che da gelidi dati sperimentali – di norma l’unica regola osservata in questo genere di dissertazioni –, sia espressa da chi sta solo cercando di far autorizzare la vendita della propria merce, da chi sa proporre ai malati nient’altro che intrugli sintetici più o meno mortiferi, imposti coll’autorità della “scienza” come unica strada possibile, indica che anche i cinici produttori di veleni sono a volte in grado di esprimere una briciola di saggezza. Non che la cosa sia troppo incoraggiante. Ma è un fatto talmente eccezionale che merita di essere sottolineato.


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