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Il concetto di malattia

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Qualche tempo fa, dovendo preparare una relazione per un convegno di immunologia, sul tema del concetto di malattia, feci un’indagine online per trovare quali definizioni fossero state proposte di questo fenomeno, soprattutto dalle fonti mediche istituzionali [chi interessato, trova il testo qui]. Sorprendentemente, constatai come nessuna organizzazione, o fonte accademica accreditata, ne avesse data una. Ci si doveva accontentare delle banalità delle voci dei dizionari. L’osservazione era comunque in accordo con la mia personale esperienza: in sei anni di università di medicina, nessun docente di nessuna materia si era preso la briga di spiegarmi in cosa consistesse la malattia, quale ne fosse il senso, in termini logici e biologici. Per la prima volta, in quell’occasione, potei rendermi conto con chiarezza che la medicina, coi suoi secoli di storia, e coll’enorme massa di studi che ha prodotto, non possiede un’idea coerente di cosa sia una malattia! Per dare uno sviluppo, e una conclusione ragionevole al mio intervento, dovetti necessariamente rifarmi alle idee un “reietto” – il Dott. Hamer – che ha saputo proporne una visione plausibile, in accordo con l’esperienza della pratica medica, e col buon senso. Secondo questo autore, la malattia è la risposta-reazione dell’organismo – programmata e sensata – a uno o più fattori che ne modificano l’equilibrio, impedendone il normale funzionamento. E’ sicuramente difficile dubitare che la malattia sia un fenomeno naturale. Se ci chiediamo quale ruolo possa occupare, nel disegno della natura, potremo risponderci, con altrettanta certezza, che non potrà mai essere in contraddizione colla legge fondamentale delle funzioni biologiche, quella della sopravvivenza a ogni costo. Come tutte le espressioni vitali (i morti non ammalano) possiamo aspettarci che rispetti quella legge.

La malattia: disgrazia o fortuna?

Se dunque la malattia non si manifesta per farci del male, come dobbiamo di conseguenza interpretarla? Seppure malvolentieri, non possiamo che accettare l’idea che, se c’è, vuol dire che ne abbiamo bisogno. Proviamo a intenderne il senso


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