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L’intelligenza della malattia

 Pensatore

 

L’intelligenza della malattia si compone di due momenti fondamentali: l’individuazione delle cause, cioè la necessità del disturbo, e la comprensione di quello che ci sta accadendo, cioè la diagnosi. Il primo è quello più importante. Se ci ammaliamo c’è sempre un perché. Prima di crucciarsi dei sintomi che ci affliggono, bisogna darsene una ragione plausibile. Qualunque problema la vita ci proponga, concentrarsi sugli effetti ignorandone le cause non porterà molto lontano. Se la casa si allaga, prima di asciugare è meglio trovare il tubo rotto e impegnarsi a ripararlo.
Sapendo dove cercare, riconoscere le cause della malattia non è impresa così difficile. A condizione di avere gli strumenti necessarii: sangue freddo, apertura mentale e le giuste informazioni. Star male toglie lucidità, e può innescare un loop di ansia crescente, che va tassativamente evitato. La paura della malattia è più un portato culturale che una necessità ontologica. Ci si può riconoscere un’espressione dell’ὕβϱις, la superbia, il peccato per antonomasia nella lezione dei tragici greci. La superbia ci fa illudere di essere immortali. Quando la natura, la malattia, ci ricordano che non lo siamo, la reazione è la paura. Che è anche paura della morte. “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale“: Francesco d’Assisi ci dà uno spunto per esorcizzarla. Vale la pena rifletterci su. La ragione è sempre in grado di controllare l’emotività. E’ obbligatorio usarla, perché finché ne abbiamo paura, non potremo venire a capo della malattia. Definire le cause richiede una mente aperta, e anche fantasia. Soprattutto finché non arriviamo a conoscerci a sufficienza per andare subito al cuore del problema. Bisogna interrogarsi senza dar nulla per scontato, guardare dentro di noi senza pregiudizi, superare le barriere che inconsapevolmente tendono a impedircelo. Fare ipotesi coerenti, e verificarle in piena sincerità. Smembrare l’animo per capire chi siamo davvero. Poche esperienze nella vita ci sollecitano in questo senso quanto la malattia. Se siamo fatti – come lo siamo – “per seguir virtute e canoscenza“, non c’è migliore occasione per dimostrarlo. Per far crescere la coscienza, la nostra dignità. Per fare tutto questo con profitto, essendo cresciuti nella più nera ignoranza delle faccende biologiche, servono informazioni. Quelle pertinenti sono qui. Se vi convincono, e siete in grado di usarle, il senso della malattia non sarà più un mistero.
Per conoscere con precisione quello che ci accade, il meccanismo fisiopatologico del disturbo, è il caso di scomodare i medici. L’aspetto della diagnosi non è così essenziale. In teoria, basterebbe pensare “ho una malattia”, senza necessità di ulteriori approfondimenti. Ma essendo naturalmente curiosi, soprattutto per quanto ci riguarda direttamente, e dato che avere conferme è di conforto, dare un nome al disturbo può essere utile. Idealmente, chiunque abbia fatto studii di medicina è in grado di diagnosticare in modo soddisfacente qualunque condizione morbosa. Purtroppo sempre più spesso quegli studi non producono medici. Ma “specialisti”, di questo o di quello, la cui visione clinica è talmente circoscritta da non permettere di capire il complesso del fenomeno. Dunque, nessuna diagnosi utile al paziente. Vale comunque la pena provarci, perché non ci sono esperti qualificati alternativi. Cercare notizie su Internet può essere d’aiuto. Ma solo a condizione di essere certi di saper distinguere il plausibile dall’improbabile, e essendo ben coscienti che il mercato lascia pochissimo spazio alla verità, ammesso che qualcuno la conosca. Diversamente ci si fa solo del male, ed è meglio astenersi. In questa sezione ci sono informazioni su alcune comuni forme morbose.

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