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La paura della malattia

 

Niente condiziona l’evoluzione della malattia quanto la paura. La paura è un sentimento dai risvolti estremamente complessi, probabilmente impossibili da analizzare fino in fondo. Si dice che il timore della malattia sia il timore della morte. In una certa misura è forse vero. Ma è un’interpretazione troppo convenzionale e generica per dare conto delle situazioni che frequentemente possono osservarsi. Malattia a parte, la paura è una reazione che accomuna tutte le specie viventi, vegetali verosimilmente compresi. E’ un istinto destinato a proteggere l’individuo da quanto può metterne in pericolo la sopravvivenza. Ma è anche una debolezza che può rovinare l’esistenza, come magnificamente raccontato da Buzzati nella metafora del colombre. Forse il segreto della felicità consiste nel trovare la misura tra un senso di paura naturale, “fisiologico”, e uno “patologico”, svilente e mortifero. Fosse facile… Ma – come dico sempre ai pazienti, quando si lamentano della difficoltà nel seguire le pur semplici norme della cura della salute, quando piuttosto speravano nella pillola “salvatutto” – vivere non è facile. Non lo è in generale. Soprattutto non lo è quando si è obbligati a farlo secondo regole che nulla hanno a che vedere con la nostra natura. Merita rimarcarlo: la paura – così deleteria per tutti – è l’istinto su cui più di ogni altra cosa fa leva il mercato, per indirizzare i comportamenti delle masse, sia che si tratti di vendere un detersivo (“uccide tutti i germi, che sono tanto pericolosi per i bambini”), sia che si debba creare il consenso intorno ad atti criminali come gli sterminii di massa delle guerre (“è necessario, sennò i fondamentalisti ci ammazzano tutti”). Il pensiero della gente, omologato dalla propaganda dei media, reagisce in modo infantile, come i bambini minacciati collo spauracchio dell”uomo nero”, avallando senza riserve gli intenti di chi lo manipola. Avendo il monopolio dell’informazione, il plagio di massa diventa una bazzeccola. Anche perché i modelli di vita imposti e la stessa propaganda incoraggiano a pensare poco (è sempre una fatica: dopo una giornata di lavoro da schiavi, meglio sbracarsi sul divano con birretta e patatine e bersi senza sforzo le verità dei telegiornali). Non ci sono dubbi: è la paura la vera anima del commercio. Quando poi si parla di salute, l’assioma trova la sua massima validità: spaventare la gente coi fantasmi delle malattie è addirittura più agevole che con quelli delle minacce dell’ISIS (che per inciso – per chi non ci fosse arrivato da solo – è come la Coca Cola: 100% made in USA).
Uso politico a parte, anche per chi vivesse isolato dal resto del mondo quello della paura resterebbe un aspetto importante nell’attitudine verso la malattia. Rispetto ad altre emozioni, la paura ha la particolarità di non riferirsi a una situazione attuale. Ma di proiettarsi nel futuro, più o meno prossimo. La paura è un pronostico. Come le scommesse, si lega alla maggiore o minore probabilità del verificarsi di un evento, e genera più o meno ansia in relazione a quella. Siccome “di doman non c’è certezza“, perché non possiamo conoscere quello che non è ancora accaduto, l’essenza della paura è la paura dell’ignoto. Per la malattia, più che della morte in assoluto, ciò di cui si ha timore è che non ne sappiamo nulla, ché nessuno può averne fatto l’esperienza e poi venircela a riferire. E’ letteralmente un salto nel buio. E questo terrorizza. Stando ai Vangeli, anche il Cristo si smarrisce di fronte alla morte. In termini biologici, le funzioni organiche possono essere fortemente condizionate dal senso di paura, fino a venirne paralizzate e produrne l’interruzione, come riportato dal Prof. Miescher a proposito dello shock anafilattico (qui). In campo clinico, gli esempi di come la paura della malattia possa da sola evocarla e aggravarne il decorso sono infiniti. Va peraltro rimarcato come, sul piano ontologico, la paura possa spesso essere un bisogno, uno sfogo utile all’equilibrio complessivo della persona, e in tal senso a suo modo biologicamente vantaggioso. Molti non riescono a vivere senza aver paura di qualcosa, e questo qualcosa è sovente la malattia. E’ uno dei tanti paradossi di cui sono costellate le nostre esistenze. Superarlo non è così difficile, se si riesce a raggiungere una buona consapevolezza della propria essenza biologica, e di conseguenza ad aver fiducia in se stessi, per come Dio ci ha fatti. Recita il titolo di un vecchio film di Fassbinder: La paura mangia l’anima. E’ un concetto sacrosanto: la prudenza eletta a regola di vita paralizza le qualità più nobili di una persona, ne uccide lo spirito. Possediamo tutte le risorse per evitarlo.

L’etica della malattia


1 commento

  1. L’articolo “La paura della malattia” è interessante e veritiero, sperimentato personalmente dopo che mi sono ammalato di Sclerosi Multipla. Si dice che il modo migliore per vincere le paure è affrontarle, è vero, anche se non è facile essendo in condizioni fisiche problematiche.

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