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Reumatismi vasculitici

I reumatismi vasculitici sono disturbi autoimmuni dove il target antigenico è localizzato nella parete dei vasi sanguigni, per lo più di medio e piccolo calibro. Il più frequente è il Morbo di Sjögren, mentre quello più emblematico delle potenziali espressioni del fenomeno è il Lupus Eritematoso Sistemico. Rientrano in questo gruppo la Sclerosi Sistemica Progressiva, il M. di Behçet, l’orticaria cronica, varie forme di arterite, l’eritema nodoso, la dermatomiosite, la Malattia di Wegener, la Sindrome di Churg Strauss e altre condizioni più rare. Le manifestazioni possono differire nelle diverse forme, le più costanti sono artralgie, parestesie, lesioni cutanee di vario genere, talora sintomi neurologici di origine centrale e periferica, cefalea, vertigini, sintomi d’organo a carico di occhi, ghiandole salivari, polmoni, reni e organi ipocondriaci. Seppure l’eterogeneità dei disturbi possa disorientare, una volta compreso il meccanismo patogenetico è più facile interpretarli, e averne meno paura. In questo tipo di malattie, la cura della salute deve essere attuata con grande rigore, concentrandosi in particolare sugli aspetti che maggiormente aiutano l’apparato circolatorio: movimento regolare, alimentazione col minimo di grassi e sale, protezione dal freddo, protezione dei polmoni respirando col naso, idratazione generosa (nell’ordine di quattro litri al giorno). Se la schiena è ok, la bicicletta (o la cyclette) è una grande risorsa. In tutte le vasculiti, l’integrazione di acidi grassi omega 3 è obbligatoria. Gli occhi secchi vanno aiutati coi collirii lubrificanti, la salivazione stimolata masticando chewing-gum senza zucchero, gli organi in genere protetti con abbondante apporto di vitamine, da fonte naturale. Come vale in ogni caso, intraprendere un trattamento farmacologico cronico – anche fatto con criterio – è comunque un errore. Analogamente a quanto precisato per altri disturbi della stessa natura, può invece valer la pena, in caso di sintomi specialmente acuti, tenere in casa qualche fiala di desametazone da 8 mg, da somministrare intramuscolo se – al momento – proprio non si riesce a attingere a altre risorse. E’ meglio farne a meno. Ma ricorrere eccezionalmente al farmaco, con questi criterii, non è comunque un crimine.


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