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Malattia infiammatoria intestinale

La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è un disturbo viscerale tendenzialmente cronico, di origine autoimmune, legato a elementi antigenici della parete del tubo digerente. E’ inquadrata in due tipologie classiche, corrispondenti alle forme in cui più frequentemente è espressa: la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Come tutte le condizioni autoimmuni, coesiste facilmente con altri fenomeni della stessa natura, soprattutto la spondiloartrite. La clinica peraltro evidenzia sovente segni di sofferenza intestinale, sostanzialmente asintomatica, in persone con manifestazioni reumatiche di altro tipo. E’ verosimile che la prevalenza dell’uno o dell’altro pattern sintomatologico dell’IBD dipenda da tratti individuali, non ben caratterizzabili. Nella forma del Crohn prevalgono i sintomi dolorosi, localizzati maggiormente nell’ultimo tratto del piccolo intestino, allo sbocco nel cieco. Si tratta di una zona del tubo digerente specialmente sensibile sul piano immunologico, tant’è che Dio vi ha messo un organo linfoide speciale, l’appendice vermiforme, per proteggerne la funzione (è quella che dà la nota “appendicite”, il pretesto preferito dai chirurgi per le loro routinarie mutilazioni). Nella colite ulcerosa la manifestazione predominante è la diarrea ematica. Anche in questa malattia l’attività diagnostica eccede abbondantemente le necessità del paziente. E’ raro che chi ne è affetto si scampi una o due coloscopie all’anno, sia che stia bene o che accusi fastidi. Oggi la valutazione anatomica si può fare con buona precisione con metodiche ecografiche, molto più rispettose della salute e della dignità del malato. Se ne abusa ugualmente. Ma almeno ti risparmiano il supplizio del diabolico tubo. La cura migliore di questo disturbo è non averne paura, bere abbondanti liquidi, assumere omega 3 e probiotici, mangiare cibi ricchi di fibre (ossia i vegetali), conoscere le proprie reazioni, evitando i fattori che l’esperienza insegna possano riacutizzarlo, senza paranoie. Insomma, la cura della salute. Può valer la pena, per i casi in cui sintomi specialmente intensi tolgano lucidità, e con essa la voglia di essere ottimisti, tenere in casa qualche fiala di desametazone da 8 mg, da somministrare intramuscolo se – al momento – proprio non si riesce a attingere a altre risorse. E’ meglio farne a meno. Ma ricorrere eccezionalmente al farmaco, con questi criterii, non è comunque un crimine.


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