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AIDS

L’AIDS ha un posto fondamentale nel mio personale percorso di intelligenza dei fenomeni biologici, dell’ipnosi delle masse e del ruolo della medicina. Posso quasi dire di essergli affezionato. Se non ci fosse stato l’AIDS probabilmente questo sito non esisterebbe. Qualche anno fa, dovendo seguire un paziente – ereditato dal mio maestro – con diagnosi di LES e di portatore di infezione da HIV, dovetti documentarmi su quest’ultima condizione, che non era il mio pane quotidiano (è “territorio” degli infettivologi). Fin da quando fu annunciata, negli anni ottanta, avevo nutrito molte perplessità su questa malattia, comparsa all’improvviso nelle cronache, e negli scenari della medicina, come un misterioso flagello che colpiva la nostra specie peccatrice. Le modalità dell’esordio erano già un’anomalia: più che un fenomeno naturale, sembrava qualcosa di costruito ad arte, una manovra politica. Le malattie vere, come le conosciamo, evolvono secondo tutt’altri modelli. Le informazioni diffuse a seguire, sui tratti clinici del disturbo e sulla frenetica attività di ricerca intrapresa nei centri di tutto il pianeta, non hanno mai chiarito del tutto di cosa in realtà si trattasse. Il Prof. Montagnier, Nobel per la medicina per aver scoperto l’agente responsabile del male, illustrando le sue ricerche precisò chiaramente che la presenza del virus HIV non era condizione nè necessaria, né sufficiente perché un malato sviluppasse l’AIDS. Che potrebbe suonare come: “scusateci per questa colossale presa in giro” (siccome non è un idiota, e deve essersi reso conto di come è stato usato, le sue successive affermazioni confermano questa lettura). Nel frattempo le persone con quella diagnosi morivano a migliaia, prima gli eroinomani e i maschi gay, poi chiunque. Per come l’hanno raccontata, la malattia consisterebbe nell’attacco ai linfociti T da parte dell’HIV – il cattivo di turno – con la conseguente progressiva compromissione delle funzioni immunologiche, che aprirebbe la strada a stati infettivi più o meno banali, che diventerebbero causa di morte. Un quadro come minimo agghiacciante. Ma biologicamente assai improbabile. Furono subito sfoderate le armi farmacologiche più potenti disponibili, in primis l’AZT (azidotimidina o zidovudina), una molecola creata molti anni prima per curare il cancro, e mai neanche proposta in terapia per un inaccettabile grado di tossicità. Estratta dal cassetto vent’anni dopo, divenne l’arma principe contro l’HIV. Usare come cura un proiettile nel cranio del malato non avrebbe fatto molta differenza. Ma sono quisquilie: l’importante è dichiarare che c’è un trattamento (e venderlo a caro prezzo), e poi sono solo froci e drogati, non sarà una grave perdita. Valutare questi aspetti non è una semplice questione politica. Serve a capire, a avvicinarsi alla verità: a manovre così fumose corrispondono sempre retroscena assai loschi. Fossero la malattia o i farmaci, per un certo periodo – a quanto hanno raccontato – i malati avrebbero continuato a morire come mosche. Poi, progressivamente, il disturbo sembrò farsi meno cattivo: la convivenza col presunto virus in apparenza consentiva un più lungo periodo di benessere, vennero riportati casi di guarigione “spontanea”. E’ possibile che tale miglioramento della situazione fosse dovuto all’uso di terapie meno tossiche, via via introdotte a sostituire la micidiale AZT. Sul fronte prettamente virologico, diversi ricercatori hanno mosso critiche ben argomentate sui metodi usati per isolare l’HIV, e su quelli per diagnosticarne la presenza nei pazienti. Il numero, il merito e la coerenza delle obiezioni, oltre alle riserve di fondo sulla materia in sé, obiettivamente ardua da esaminare con le attuali nozioni e tecnologie, portano a dubitare più che ragionevolmente che un virus HIV sia mai esistito. L’osservazione clinica conferma appieno queste perplessità. Insomma, un gigantesco pasticcio. Trovai a suo tempo validi riscontri nelle informazioni contenute in questo ottimo documentario in lingua spagnola. Il mio paziente mi disse di aver trascorso, dopo avere iniziato a assumere i farmaci prescrittigli dagli infettivologi, un inverno disastroso tra raffreddori, bronchiti e malesseri vari, quando l’anno prima nello stesso periodo era stato benissimo. I sintomi si accordavano con quanto riferito da persone sottoposte allo stesso genere di trattamenti. Ritenendo di avere acquisito sufficienti elementi di giudizio, gli suggerii di interrompere subito la terapia antivirale, e i contatti con chi gliel’aveva prescritta. Ero a quel punto certo che AIDS e HIV erano una montatura, e che il consiglio migliore per il paziente fosse di dimenticarsi la diagnosi e tutto quello che ne era conseguito (cosa che ha fatto, e che gli ha permesso di conservare fin qui un ottimo benessere, visto che anche quello autoimmune era un mini-disturbo). Io ho aperto gli occhi. Ho imparato a cercare con profitto altre chiavi di lettura dei fatti biologici. Ho visto finalmente con chiarezza quante falsità mi avevano propinato come “scienza”. Ho capito che gli esseri umani sono fatti vivere in una nuvola di menzogne. E il preciso ruolo che la medicina (non i medici, che non ne hanno alcun sospetto) gioca in questa infamia.


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