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Franco, la malattia senza depressione

Che Franco fosse seriamente malato è fuor di dubbio. Quando lo vidi la prima volta, nell’estate ’99, aveva 58 anni, e già da quasi due non era più in grado di camminare. La neuropatia di cui soffriva – una forma di sclerosi multipla – si era manifestata con disordini motorii sui 40 anni, e l’aveva lentamente limitato nella deambulazione e nelle funzioni urinarie, per cui gli era stato applicato un catetere vescicale permanente. All’epoca, oltre all’ottimismo, gli strumenti con cui cercavo di aiutare i pazienti erano soprattutto i farmaci e le indicazioni sull’attività fisica. Nel caso particolare, i primi non sortirono tanti effetti, la seconda cosa (gli esercizi essenziali ancora possibili) non fu probabilmente attuata con la dovuta dedizione. Nonostante la gravità del quadro clinico, e l’evoluzione sfavorevole, seppur lenta, delle funzioni neuro-muscolari, complicata dai prevedibili problemi urinari e circolatori, Franco mostrò con chiarezza di accettare quanto gli accadeva senza drammi, e di non rischiare di perdere l’ottimismo. Costretto a letto, poté contare sull’aiuto della moglie e dei tre figli, che l’amavano senza riserve. Specialmente la moglie, persona di grande buon senso e altrettanta coscienza, seppe affrontare e risolvere ogni difficoltà di ordine pratico che fatalmente di tanto in tanto si presentava. Soprattutto, fu in grado di gestire una routine quotidiana tutt’altro che rilassante senza minimamente far pesare la cosa, nei confronti del marito e di chiunque altro. Si era dotata di un argano elettrico, con cui – diverse volte al giorno – poteva sollevare il paziente, grazie a un’apposita imbragatura e a una tecnica rapida e precisa, adagiandolo sulla poltrona a rotelle su cui trascorreva il più della giornata. Lo lavava, nutriva e intratteneva, come se le fatiche cui doveva ogni giorno assoggettarsi fossero nulla. Capiva i problemi clinici di Franco con acume e tempestività, da fare invidia a qualsiasi medico. In fondo, l’eroe di questa storia è lei, almeno quanto lo è stato lui. Mi ha insegnato tantissimo. Ad esempio – essendo stato questo il primo caso in cui ho adottato la terapia con la cannabis – tutte le indicazioni che fornisco in questo sito su dosaggi e preparazione del farmaco sono frutto della sua esperienza. Franco ha vissuto in condizioni estreme, completamente paralizzato – salvo una minima motricità dell’arto superiore sinistro, con cui riusciva a raccogliere autonomamente il cibo dal piatto – per sedici anni. La cosa straordinaria è che – in un periodo di tempo tanto lungo – non ha mai perso il gusto di vivere. Nonostante tutte le difficoltà, ha saputo motivarsi quanto bastava per affrontare serenamente ogni giorno che aveva davanti, per darsi la fiducia che gli ha permesso di stare al mondo così a lungo. Se appena non stava troppo male, era allegro, sorridente, loquace. Tre anni fa tutto sembrò finire, per il contemporaneo aggravarsi di una serie di disturbi, che lo portarono a estraniarsi dall’ambiente, preparandosi a lasciarlo. Ebbe deficit cognitivi, sragionava, a volte non riconosceva i familiari. Dopo averle provate tutte, ebbi notizia della disponibilità della cannabis, importata dall’Olanda per l’uso terapeutico. L’effetto del trattamento fu miracoloso: i problemi renali e circolatorî regredirono rapidamente, in tre mesi riprese tanta lucidità da stupire tutti con la memoria di nomi e eventi che in casa nessuno ricordava più. Riprese il buonumore, conservandolo fino alla fine. Un’altra grande lezione. Franco se ne è andato qualche mese fa. Probabilmente per la tacita intesa con la moglie che bastava così, che andare avanti non sarebbe più stato un piacere. Aveva 75 anni. Ha fatto l’ultimo, inutile viaggio in ospedale, e è tornato a casa per morire. Non sono andato al funerale – come mi sarei senz’altro sentito di fare – perché ero lontano. I familiari, quanti l’hanno conosciuto e il sottoscritto gli diciamo grazie. Per il suo esempio, per tutte le cose importanti di cui ci ha fatto dono.


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