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Un Centenario

Oggi è il 4 gennaio 2017. Cento anni fa, a Cornigliano Ligure, allora comune a sé, oggi quartiere di Genova, è nato Savino Piga, mio padre. Attualmente ho un solo paziente che ha superato la soglia del secolo di vita. Vuol dire che – in teoria – anche lui, come tutti, poteva arrivarci, e oggi festeggiarlo con noi, suoi figli (mia madre è morta tre anni fa, a 87 anni). Lui è arrivato a 67, con abitudini di vita e un grado di serenità che difficilmente potevano portarlo tanto più lontano. Ne parlo in questa sede perché, al di là del legame genitoriale, può essere citato come un modello di valore professionale. La Sig.ra Miescher diceva di me che ero di un’onestà morbosa (penso mi rispettasse. Ma non le sono mai stato troppo simpatico). Mio padre è stato la persona più onesta che abbia mai incontrato. A Cagliari il Dott. Piga era conosciutissimo, e molto stimato. Era considerato l’emblema del bravo medico, quello che sa curarti meglio di chiunque altro. Seppure, per ovvii motivi, io non abbia avuto modo di esser assistito da altri, penso che il giudizio fosse corretto. In tutta la mia vita, posso dire di aver conosciuto alcuni (pochissimi) colleghi di valore. Ma due di questi spiccano sopra tutti: il mio maestro, Peter Miescher, e mio padre. Devo dire che tra i due può notarsi una certa analogia fisionomica. Ma quel che li distingue dagli altri sono le qualità specifiche. In particolare, la capacità di produrre con frequenza la guarigione dei malati che seguivano. Entrambi medici del tutto ortodossi, coerenti coll’ideologia che gli era stata trasmessa dagli studi e dalla pratica. Considerato – secondo i concetti ampiamente illustrati in questo sito – che i positivi risultati del loro operare non possono di sicuro ascriversi ai farmaci (che ampiamente, seppur oculatamente entrambi prescrivevano) mi son chiesto cosa, per entrambi, facesse la differenza. Penso che il valore speciale che ha loro permesso di tanto far bene risieda nella personalità, nel modo di porsi davanti al paziente. In un’insieme di aspetti, anche in apparenza dettagli, che costruivano il rapporto interpersonale, e evocavano in maniera potente la risorsa che è in fondo l’unica, vera cura di ogni disturbo: la fiducia, l’ottimismo. E’ un tratto che non si può insegnare, una dote probabilmente innata, presente in certe persone che sembrano venute al mondo per svolgere un determinato ruolo, e nient’altro che quello. Mio padre è ricordato per visite fatte spesso a ore impossibili (aveva molto lavoro), dopo attese estenuanti che inducevano a riempirlo di improperi. Ma – è testimonianza di tanti che ho incontrato – quando si presentava alla porta il malato al solo vederlo cominciava a sentirsi meglio. Si creava un’alchimia speciale, e l’effetto di quella era la terapia, ben oltre quanto veniva nel caso prescritto. Per figure come lui, come Peter Miescher, non vale il criterio che può usarsi per la medicina delle banche, che cioè è meglio starne alla larga. Perché loro sono stati, a tutti gli effetti, ad un tempo il medico e la medicina. Persone di un’onestà cristallina, carismatici nel senso più proprio del termine. Purtroppo, più uniche che rare.


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