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Un viaggio in corriera

 

Stasera sono rientrato a casa con un pullman di linea. Un percorso di una quarantina di chilometri, compiuto a velocità ridotta e con molte soste, in poco più di un’ora. Appena salito ho salutato l’autista – persona amabile, e cortese come tutti i suoi colleghi – e seduto in attesa della partenza ho notato con sollievo che c’era lo stesso moderato caldo dell’esterno. Ma la pacchia è durata ben poco. Appena in viaggio, una ragazza un po’ grassoccia e dalle idee evidentemente chiare si è precipitata dal conducente, sollecitandolo a accendere il condizionatore d’aria. In pochi secondi un’intensa corrente, invero non particolarmente fredda, ha iniziato a diffondersi in tutta la cabina, attraverso ogni minima fessura dei pannelli sul soffitto. Aprire qualcuno dei piccoli finestrini sulla parte superiore dei cristalli avrebbe creato un clima più fresco, e certo più igienico. Ma non fia mai, guai a venir meno alle buone abitudini: se l’aria condizionata c’è, va usata e basta, perché non si deve rinunciare a nulla di ciò che offre la tecnologia! Ci rimette l’ambiente? Ci rimette la salute? E che roba è? Devo mica mettermi questi problemi, non ho il tempo di leggere e postare tutto quel che devo su Facebook, figuriamoci se posso dedicarne a queste fesserie! Impotente, ho tenuto sulle spalle il giacchetto, sperando di cavarmela senza troppi danni, sentendo già un certo fastidio a un orecchio. Dopo mezz’ora di viaggio, mi sono avvicinato all’autista per chiedergli di ridurre l’inutile vento. E ho realizzato di essere quasi afono, laddove lo stesso signore poteva testimoniare che alla stazione la mia voce era del tutto normale. Un fatto assolutamente imprevisto, per il quale mi sono anche scusato, con lui come con la paziente che mi ha telefonato subito dopo. Non mi preoccupo di certo per un po’ di irritazione del laringe. Ma si avvicina l’estate, e con lei la fregola di sparare a manetta i climatizzatori. Dovunque si trovino: in auto, a casa, nel luogo di lavoro. Quei gradi di temperatura in più della bella stagione paiono quasi a tutti insopportabili, come se il genere umano non l’avesse fatto per millenni. Ma è il progresso, quello grazie al quale la durata media della vita si è allungata. A questa storia credo come posso credere che gli asini volino. Il tipico argomento della propaganda, suggestivo quanto infondato. E anche se fosse, sicuramente l’aria condizionata sortisce l’effetto opposto. Non faccio che vedere gente con mal di schiena, mal di collo, cefalee, bronchiti, sinusiti, reumatismi varii in piena attività che, appena entrata in auto, spranga i finestrini e aziona il diabolico congegno, risoluta come se non ci fosse un domani. Chiariamo perciò la cosa: i condizionatori d’aria sono un disastro per la salute. Sono davvero poche le circostanze in cui il loro uso, anche oculato, sia giustificabile. Chi – come il sottoscritto – ne è stato un tempo scottato, conosce il pericolo e può meglio difendersi. Per gli altri, si tratta come sempre di avere le opportune informazioni, cosa come sappiamo niente affatto scontata. Ma chi legge è avvisato. Se uno ha un problema di salute in atto, nella stragrande maggioranza dei casi l’aria condizionata glielo peggiorerà. Se uno sta bene, quel benessere ne sarà abbreviato. Vita comoda e vita sana sono concetti che raramente s’incontrano, con buona pace dei venditori di poltrone e di climatizzatori. Non dico di aver augurato alla tizia dell’autobus la malattia del legionario. Ma mentirei se negassi che l’idea non mi abbia sfiorato.


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