Home » Propaganda » Storie di ordinaria cialtroneria

Storie di ordinaria cialtroneria

 

Ieri, dovendo ordinare olio di cannabis per una paziente, ho parlato al telefono con un farmacista. Un farmacista preparatore, che – come tanti suoi colleghi – mette impegno, passione e accuratezza nell’elaborazione di prodotti galenici utili a numerosi malati. Si parla di principi naturali, formulati secondo lo stile tradizionale, dove possibile avvalendosi di tecniche avanzate. L’esperienza con questo genere di trattamenti si era fermata decenni fa, con l’imporsi dei farmaci officinali secondo le regole della Medicina di BigPharma. Non è semplice ricostruirla, perché le risorse economiche nel ramo sono assai limitate e gli studi clinici hanno costi elevati. Si procede in modo empirico, sulla scorta dei dati aneddotici riportati dai singoli pazienti, metodo che, coi suoi limiti, non è poi così male. Il cortese interlocutore mi ha raccontato una vicenda che merita pubblicità. Premessa: la cannabis a scopo terapeutico è autorizzata in italia dal 2013. Il prototipo sono state le varietà commercializzate dall’azienda olandese Bedrocan, per alcuni anni le uniche disponibili, le cui caratteristiche hanno costituito una sorta di standard, cui in seguito anche altri produttori si sono uniformati. Sebbene la ditta orange possieda un know-how che va sicuramente ben oltre quanto pubblicizzato, e la pianta ne contenga centinaia, le diverse qualità sono distinte in base al contenuto in due soli principi attivi, il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo), e per la pianta d’origine, sativa o indica. Considerato che la richiesta superava la quota (pur privilegiata) prevista per l’esportazione in Italia, qualcuno pensò di avviare una produzione in loco. Volendo fare una cosa seria, l’unico possibile candidato a gestirla era un agronomo che da anni segue una coltivazione “sperimentale” in un centro del ministero dell’agricoltura in Veneto, forse la sola persona in Italia che se ne intende davvero. Essendo questo il paese di Pulcinella, l’incarico fu assegnato a chi non ne sa un piffero, segnatamente all’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, ente che certo aveva un perché quando fu creato, precisamente nella prima metà dell’800 da Carlo Alberto di Savoia. Ma del cui senso ai nostri giorni ci sarebbe non poco da discutere. L’esistenza di un’officina di Stato, indipendente dalle corporations private, in grado di gestire preparazioni medicinali, non sarebbe in sé ingiustificata. E’ peraltro improbabile – in assenza di un’autorità pubblica di qualche peso – che il mercato le conceda spazi d’attività degni di nota. E se anche ne avesse, cosa c’entra con questo la medicina militare, che in un’epoca dove le guerre si fanno coi droni e le bombe autoguidate si potrebbe archiviare in blocco come memoria di tempi trascorsi? L’ente fiorentino vivacchia producendo qualche farmaco insignificante, caramelle, saponette, rotoli di garza, liquori vintage e poco altro. Ricorda certe vecchie pasticcerie, che indifferenti allo scorrere del tempo perpetuano un’arte fedele a gusti e sapori di cento anni fa, alcuni in verità più che apprezzabili anche oggi. Quel che realizza il Biochimico Militare è probabilmente troppo poco per giustificarne la sopravvivenza. Sarebbe lecito sospettare che per evitare la fine di altri istituti inutili i farmacisti con le stellette, fiutata l’aria e con qualche robusto patrocinio, si siano assicurati una produzione di grande immagine, che peraltro non gli somiglia per niente, quella appunto della cannabis. I risultati sono quelli attesi per chi si improvvisa in un mestiere: sia l’FM1 che l’FM2, i due tipi commercializzati, sono farmaci mediocri, che personalmente non prescriverei a nessun paziente, e che le farmacie più serie si rifiutano di trattare. Vista la crescente domanda, l’anno scorso è stata importata da noi una cannabis di origine canadese, la Pedanios Aurora, ricalcante gli stessi modelli e dimostratasi di qualità paragonabile alla capostipite olandese. Non identica, ovviamente, e per diversi malati anche più efficace.

Definito lo scenario, il farmacista di cui all’inizio mi ha detto di una sua cliente, una signora sofferente di più disturbi, tra cui un diabete mellito trattato con insulina. La paziente è anche in terapia con olio di cannabis ad alto contenuto di THC. Per tutto l’anno scorso ha usato quello ottenuto col prodotto canadese, ed era molto soddisfatta perché aveva osservato che servendosene regolarmente manteneva la glicemia in equilibrio con molta meno insulina di prima. Il preparatore mi ha spiegato che il beneficio sarebbe legato a un componente, il THCV (tetraidrocannabivarina), presente in considerevole quantità nella varietà nordamericana. Quest’anno l’Italia non ha aderito al bando d’importazione del Pedanios, e la signora è dovuta tornare all’olio di Bedrocan, e a spararsi molta più insulina, con ovvii delusione e disappunto (e danno per la salute). Indovinate un po’ chi è che gestisce le procedure di approvvigionamento? A mio avviso incredibilmente, non il Ministero della Salute. Ma proprio loro, l’Istituto Farmaceutico Militare! Facendo due più due, che abbiano voluto eliminare un concorrente non è così difficile da pensare. Tanto chi ci rimette sono solo i malati, che notoriamente non contano nulla. Ma lascio le conclusioni al lettore.


1 commento

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti recenti

Scroll Up 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi la pagina "Tutela della privacy"

Chiudi